Il mio blog vuole essere un insieme di poesie e di pensieri che sarei lieta di condividere con altri lettori
mercoledì 3 ottobre 2012
Sulle ali del tempo - Anima Triste ( Cuccu Anna Maria )
Sulle ali imperiture
del tempo
crepuscoli di memorie
ritornano
avvolgendo l' anima
di nostalgico
doloroso rimpianto.
Cuccu Anna Maria
martedì 11 settembre 2012
Zobeida - Anima Triste ( Cuccu Anna Maria )
Zobeida guardava con disperazione da oltre le sbarre della prigione la piazza che sarebbe stata il luogo della sua lapidazione. Un marito crudele l' aveva denunciata alle autorità per adulterio e la pena per il reato contestato era appunto la lapidazione. Il suo era stato un matrimonio combinato tra le famiglie. Non aveva mai amato quell' uomo crudele che si comportava come un padrone. Ripensò con orrore alla sua prima notte di nozze in cui lui l' aveva posseduta brutalmente e l' aveva trattata come un oggetto su cui sfogare tutti i suoi istinti lussuriosi. Era passata da un padre padrone a un marito tiranno. Non aveva mai tradito il marito, come avrebbe potuto farlo vivendo come una reclusa? Il marito si era stancato di lei e si era invaghito di un' altra donna più giovane e per questo l' aveva denunciata. Restando vedovo avrebbe potuto risposarsi. Non aveva mai amato Zobeida, era incapace d' amare e per lui le donne erano esseri inferiori da usare e trattare come schiave, e bastava formulare false accuse per disfarsene. La legge e la religione non tutelava le donne ed esse erano succubi prima dei padri e poi dei mariti. Ormai mancava una settimana all' esecuzione e gli appelli dei paesi occidentali per ottenerne la grazia erano finora rimasti inascoltati e Zobeida pensava che questo tentativo sarebbe risultato inutile. Inoltre se avesse ottenuto la grazia cosa ne sarebbe stato della sua vita? Il marito non riuscendo nel suo piano di sbarazzarsi di lei sarebbe diventato ancora più crudele e inoltre l' aveva comunque ripudiata. Andare nella sua famiglia era impossibile. Non l' avrebbero accolta, una figlia ripudiata era un disonore. Era destinata a una morte orribile o a una vita infelice e difficile. Il tentativo occidentale di salvare Zobeida non ottenne risultati ed ella morì atrocemente sulla pubblica piazza come tante altre donne vittime di ingiuste e arcaiche tradizioni.
Cuccu Anna Maria
La casa maledetta - Anima Triste ( Cuccu Anna Maria )
Era una notte tetra e spaventosa e Marco si era smarrito mentre guidava la sua auto per raggiungere una donna con cui aveva appuntamento. Ora si trovava in una strada isolata in mezzo alla campagna. La luna piena venne nascosta dai nuvoloni e cominciò a piovere a dirotto. Poi finalmente vide una casa e vi si diresse. Avrebbe potuto chiedere informazioni oppure ospitalità per quella notte perché era difficile guidare date le condizioni del tempo. Si inoltrò sul sentiero e vide che era un' antica villa dall' aspetto un po' lugubre. Scese dall' auto e suonò il campanello. L' uomo che aprì la porta era uno strano vecchio con gli abiti fuori moda e all' apparenza antichi. Il vecchio lo fece entrare con qualche titubanza. Appesi vi erano dei ritratti di famiglia. Uno di essi mostrava un vecchio uguale a quello che lo ospitava e aveva gli stessi abiti. Incominciò ad avvertire un oscuro presagio e un vago timore e rimpianse di non aver proseguito il viaggio. Chiese al vecchio informazioni sulla strada che doveva fare per proseguire ma egli non seppe rispondergli. Gli disse che non usciva mai e non conosceva quel luogo indicato. Gli disse che lo avrebbe ospitato quella notte per via del temporale e inoltre di giorno sarebbe stato più semplice trovare la strada per proseguire. Gli offrì da bere uno strano liquore versato in un antico bicchierino e poi lo condusse nella stanza in cui doveva trascorrere la notte. Era una stanza piena di mobili di legno massiccio e vecchi di secoli. Vi era anche un cammino ma il fuoco era spento. All' improvviso filtrarono i raggi della luna piena e allora Marco si accorse che il vecchio aveva uno strano medaglione. Vi era incisa una civetta e spiccavano due lettere A. C. Il vecchio sembrava ansioso e disse che era ora per lui di andare a dormire. Marco nonostante i suoi vaghi timori si addormentò ma all' improvviso uno strano rumore lo svegliò e lo fece sobbalzare. Ascoltò meglio. Sembrava un vagito di neonato. Decise di alzarsi. Il vecchio non c'era. Stava per ritornare nella sua stanza quando vide una porta semiaperta. Si inoltrò e si ritrovò a fare delle scale che scendevano in un luogo strano. Il rumore giunse più forte, sì era un vagito di neonato. Sentì anche uno strano canto che lo fece rabbrividire e lo sconvolse. Ora poteva anche vedere restando nascosto. Vide uomini e donne vestiti con abiti antichi come quelli del vecchio. Danzavano in cerchio e cantavano. Al centro del cerchio vi era un altare e vide che su di esso vi era disteso il neonato che vagiva. Poi il vecchio lasciò il cerchio e si diresse all' altare. Marco lo vide estrarre un pugnale e uccidere il bimbo. Il sangue del neonato venne versato in una coppa e venne poi mischiato ad altre sostanze sicuramente miscugli malefici. Nonostante il terrore Marco riuscì ad allontanarsi senza essere scoperto. Lasciò immediatamente la villa e raggiunse la sua auto. Dopo qualche km riuscì finalmente a trovare la strada. Il giorno dopo si mise a cercare una mappa stradale e scoprì che quell' antica Villa apparteneva ad Antonio Corsi un alchimista e negromante che si diceva fosse riuscito a scoprire il segreto dell' immortalità. Marco ripensò a quel medaglione e l' orrore lo travolse. Lesse che quella villa ormai non esisteva più e non riusciva a spiegarsi come fosse stato possibile trascorrervi la notte e assistere all' orrendo sacrificio umano. Marco non dimenticò mai quella notte ed evitò in futuro di guidare la notte in luoghi sconosciuti.
Cuccu Anna Maria
10/9/2012
sabato 8 settembre 2012
Marina e Gabriele - Anima Triste ( Cuccu Anna Maria )
Marina esercitava la sua professione di infermiera da anni e ci metteva tutto il suo senso di solidarietà e comprensione che in lei era veramente elevato. Si affezionava ai pazienti e li curava con amore ma non doveva lasciarsi coinvolgere troppo da quando l' avevano cambiata di reparto. Era stata spostata nel reparto di ammalati di aids la maggior parte dei quali destinati a morire. Un giorno arrivò un paziente che era destinato a cambiare la vita di Marina per sempre. Egli si era ammalato di Aids in seguito a un rapporto con la sua ragazza che lo aveva tradito senza saperlo con un portatore positivo della malattia e ne era rimasta contagiata. Era molto attraente e aitante e a guardarlo non sembrava affatto malato. Si chiamava Gabriele aveva trenta anni ed era ingegnere. Il giovane rimase colpito dal modo gentile e amorevole che Marina aveva nel curare i pazienti e cominciò a provare interesse per lei. Non era una ragazza che si potrebbe definire attraente e in altre circostanze non l' avrebbe neppure notata. Anche Marina rimase colpita dall' avvenente giovane ma cercò di reprimere ciò che provava. Il giovane era ammalato e anche se in forma non ancora grave era sicuramente destinato a morire e poi vi era anche il senso professionale che la bloccava. Il fine settimana tutti i pazienti non terminali andavano a casa tranne Gabriele che viveva solo e preferiva stare in ospedale piuttosto che stare in un appartamento vuoto e poi ormai si era innamorato di Marina e la sua presenza lo incoraggiava a lottare e a non cedere allo sconforto. Maledisse con tutto se stesso la volta in cui aveva fatto l' amore con la sua ex ed era rimasto contagiato. Pensò tristemente a tutte quelle persone che come lui avevano ricevuto il contagio a causa dei propri compagni o compagne. La sua ex prendeva la pillola e quindi non usavano i preservativi e poi mai avrebbe potuto immaginare che lei lo avesse tradito e fosse ammalato. Decise di non lasciar trapelare il suo amore per l' infermiera non voleva a sua volta contagiare la donna di cui si era innamorato. Passarono i mesi e Gabriele peggiorò, era ormai in fin di vita e Marina in cuor suo era disperata perché anche lei ormai provava amore per il giovane ammalato. Prima che lui spirasse gli dichiarò il suo amore e lo aiutò a morire tenendolo per mano. Soltanto il suo lavoro e il ricordo di Gabriele riuscivano ad attenuare la sua disperazione e continuò a trattare gli ammalati con comprensione e compassione ma non si innamorò mai più. Il suo cuore apparteneva a Gabriele oltre alla vita e alla morte.
Cuccu Anna Maria.
8/9/2012
Tramonto solitario - Anima Triste ( Cuccu Anna Maria )
Amaro e sfortunato
fu l' amor mio
e ora che il tempo
inesorabile
al tramonto volge
mestamente piango
la mia solitudine.
Infine
verrà
l' oscura signora
a recider vita
e nessuno ci sarà
a tenermi per mano.
Cuccu Anna Maria
venerdì 7 settembre 2012
Pietro e Cristina - Anima Triste ( Cuccu Anna Maria )
Cristina camminava sulla sabbia, calpestando conchiglie rotte che le ferirono i piedi. Anche la sua anima era dolente, voleva vivere ma ormai la sua vita stava per concludersi. Un giorno svenne mentre era al lavoro e da allora iniziò la sua agonia. Un tumore al cervello la stava distruggendo e presto sarebbe morta. Poteva succedere in qualsiasi momento il suo addio al mondo.Se almeno avesse avuto un compagno o qualche amica che la aiutassero a condividere il suo dolore. Era sola. Era vedova non si era risposata e non aveva figli. Era poi figlia unica e non aveva parenti. La mattina dopo la passeggiata mentre faceva la kemio arrivò Pietro un uomo ancora attraente nonostante la malattia. Si guardarono, si sorrisero e iniziarono a parlare. Anche Pietro affrontava il tumore da solo. Era divorziato e non aveva figli. Aveva avuto una vita incasinata e piena di donne e alla fine sua moglie si era stancata e se ne era andata. Una mattina si sentì male e la sua vita diventò un tormento . Appena seppe di avere un tumore rischiò di impazzire poi decise di vivere ogni istante come se fosse l' ultimo e di curarsi fino alla fine. Quando vide Cristina le piacque subito e pensò che avrebbero potuto condividere il tempo che restava loro da vivere. La solitudine è angosciante ed essere soli sapendo che si sta per morire è terrificante. Anche Cristina restò affascinata dal nuovo arrivato, sarebbe stato più facile morire adesso. Nel frattempo che parlavano si strinsero la mano libera fino alla fine della terapia. Decisero di rivedersi e lei gli diede il suo indirizzo di casa. Il tempo era troppo prezioso per convenevoli che in altre occasioni sarebbero stati d' obbligo. Decisero di fare un viaggio a Parigi la città dell' amore e di unire le proprie vite fino alla fine della loro esistenza. Il destino tenne conto dei loro sentimenti e morirono insieme tenendosi per mano dopo aver fatto l' amore.
Cuccu Anna Maria
giovedì 6 settembre 2012
Cosima e la sua vendetta - Anima Triste ( Cuccu Anna Maria )
Sardegna, fine dell' Ottocento.
Cosima, figlia di un bandito ucciso in un' imboscata da altri banditi e sorella di un ricercato aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita alla ricerca della vendetta. Non voleva sottrarsi alla Balentìa che da sempre vigeva tra quelle genti e in quella società. Doveva solo essere sicura di chi fosse stato il responsabile della morte del padre per passare alla sua vendetta che doveva essere efferata e lasciare altre vedove e orfani. Finora non era riuscita a scoprire il colpevole. C' era molta omertà e non era facile scoprire la verità. Anche i carabinieri erano a un punto morto nelle ricerche ma a lei questo non importava non era la loro giustizia che cercava. Toccava a lei ristabilire le cose, toccava a lei fare giustizia ora che il fratello era finito in prigione. E poi egli non aveva la stessa fredda e cinica determinazione della sorella. Un giorno si seppe che Borore Veracchi era stato a chiamare il medico e il parroco perché si era sentito male e aveva mala coscienza. Una vicina che era seduta presso le pareti del malato aveva l' udito molto fine e sentì quel che a Cosima premeva sapere da tanto tempo. In piena notte si vestì di nero, nascose sa scupetta sotto una lunga mantella e si recò dall' infermo. In camera non c' era nessuno e Borore dormiva, ma si svegliò alle prime parole che la donna pronunciò. “Svegliati Borore, non è da traditori morire di malattia. Hai ucciso mio padre e ora io con mio diritto di figlia ti ucciderò senza pietà”. Dette queste parole sparò due colpi a bruciapelo su Borore e lo uccise. Rimise sa scupetta ancora fumante sotto la lunga mantella e aiutata dal buio ritornò a casa finalmente liberata dal suo fardello. Il giorno dopo si presentò la polizia per sottoporla a interrogatorio ma essa negò tutto, del resto nessuno l' aveva vista e alla vedova non conveniva parlare perchè si sarebbe saputo che il marito era un assassino. Dopo l' accaduto Cosima riprese a vivere normalmente, si sposò, ebbe dei figli e non si pentì mai del suo gesto. Per fortuna queste cose non accadono quasi più se non in qualche paesino della Barbagia e spetta alla polizia occuparsi della giustizia.
Cuccu Anna Maria
Cosima, figlia di un bandito ucciso in un' imboscata da altri banditi e sorella di un ricercato aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita alla ricerca della vendetta. Non voleva sottrarsi alla Balentìa che da sempre vigeva tra quelle genti e in quella società. Doveva solo essere sicura di chi fosse stato il responsabile della morte del padre per passare alla sua vendetta che doveva essere efferata e lasciare altre vedove e orfani. Finora non era riuscita a scoprire il colpevole. C' era molta omertà e non era facile scoprire la verità. Anche i carabinieri erano a un punto morto nelle ricerche ma a lei questo non importava non era la loro giustizia che cercava. Toccava a lei ristabilire le cose, toccava a lei fare giustizia ora che il fratello era finito in prigione. E poi egli non aveva la stessa fredda e cinica determinazione della sorella. Un giorno si seppe che Borore Veracchi era stato a chiamare il medico e il parroco perché si era sentito male e aveva mala coscienza. Una vicina che era seduta presso le pareti del malato aveva l' udito molto fine e sentì quel che a Cosima premeva sapere da tanto tempo. In piena notte si vestì di nero, nascose sa scupetta sotto una lunga mantella e si recò dall' infermo. In camera non c' era nessuno e Borore dormiva, ma si svegliò alle prime parole che la donna pronunciò. “Svegliati Borore, non è da traditori morire di malattia. Hai ucciso mio padre e ora io con mio diritto di figlia ti ucciderò senza pietà”. Dette queste parole sparò due colpi a bruciapelo su Borore e lo uccise. Rimise sa scupetta ancora fumante sotto la lunga mantella e aiutata dal buio ritornò a casa finalmente liberata dal suo fardello. Il giorno dopo si presentò la polizia per sottoporla a interrogatorio ma essa negò tutto, del resto nessuno l' aveva vista e alla vedova non conveniva parlare perchè si sarebbe saputo che il marito era un assassino. Dopo l' accaduto Cosima riprese a vivere normalmente, si sposò, ebbe dei figli e non si pentì mai del suo gesto. Per fortuna queste cose non accadono quasi più se non in qualche paesino della Barbagia e spetta alla polizia occuparsi della giustizia.
Cuccu Anna Maria
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